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CATARATTA

Oggi la chirurgia della cataratta, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie come il laser a Femtosecondi (FLACS Femftolaser-Assisted-Cata ract-Surgery) e l’impianto di lenti intraoculari “premium” (IOL toriche, multifocali, toriche multifocali), è diventato sempre più sicuro.

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MIOPIA IPERMETROPIA ASTIGMATISMO

La chirurgia refrattiva consente la correzione dei più comuni difetti visivi mediante il rimodellamento della superficie anteriore della cornea con il laser ad Eccimeri. Le più avanzate e recenti tecnologie consentono di progettare l’intervento in modo personalizzato..

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CHERATOCONO

Il cheratocono è causa di un lento e spesso inesorabile assottigliamento della cornea che da qualche anno è possibile contrastare grazie all’utilizzo del Cross-Linking, trattamento ambulatoriale che permette di irrigidire il tessuto corneale e rallentare o arrestare l’evoluzione della malattia..

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RETINA&VITREO

La retina è una delle componenti più nobili del nostro occhio, è quella che consente di catturare le immagini e trasmetterle al cervello tramite il nervo ottico. Molte sono le patologie che possono colpire la retina e vengono trattate o con farmaci iniettati all’interno dell’occhio, o con trattamenti laser o con trattamenti chirurgici..

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GLAUCOMA

Il glaucoma è una malattia cronica caratterizzata da un danno progressivo delle fibre nervose che compongono il nervo ottico. La causa più frequente è una pressione interna oculare maggiore di quanto l’occhio possa tollerare. Il permanere della pressione oculare alta a lungo termine genera un danno alle fibre nervose con conseguente riduzione del campo visivo..

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Laurea a pieni voti in Medicina e Chirurgia nel 1996 presso l’Università Statale di Milano con tesi sperimentale sulle
tecniche innovative per la chirurgia della cataratta. Nel maggio del 1997 consegue l’abilitazione alla professione di Medico Chirurgo. Nel novembre del 2001 si specializza con lode in Oftalmicologia. È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, capitoli di libri e relatore a congressi nazionali ed internazionali.

Patologie

Oggi la CHIRURGIA DELLA CATARATTA, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie come il laser a Femtosecondi (FLACS Femftolaser-Assisted-Cataract-Surgery) e l’impianto di lenti intraoculari “premium” (IOL toriche, multifocali, toriche multifocali), è diventato sempre più sicuro e con risultati funzionali sempre più precisi.

COS'È LA CATARATTA

La cataratta è l’opacizzazione del cristallino. All'interno dell'occhio abbiamo una piccola lente che normalmente è trasparente e serve a focalizzare le immagini sulla retina. Quando questa lente perde la sua naturale trasparenza e si opacizza avremo la cataratta. La causa più comune di formazione della cataratta è l'età, seguita da cause di origine medica come ad esempio diabete, ipocalcemia, galattosemia, malattie della gravidanza con cataratta nel neonato. L’opacizzazione può essere di varie intensità: lieve, moderata, marcata, densa. Gli effetti dell’opacizzazione, la sua localizzazione e sua intensità, possono produrre disturbi variabili soprattutto in diverse condizioni di luce ambientale. Si comprende, quindi, come non tutti i pazienti abbiano gli stessi disturbi visivi alla comparsa della cataratta, fenomeno generalmente lento e progressivo e come questi disturbi possano cambiare con l’evolvere della cataratta stessa.

I sintomi principali del soggetto affetto da cataratta sono:
•  calo lento e progressivo della vista, spesso non avvertito dal paziente nelle fasi iniziali;
•  annebbiamento visivo. La visione offuscata è uno dei sintomi principali di cataratta già in stato avanzato;
•  necessità di una maggior illuminazione per la lettura;
•  miopizzazione: il cambiamento di densità del cristallino genera una miopia al punto che i pazienti anziani riescono, con una buona luce, a leggere da vicino, ma notano un peggioramento della visione da lontano.

COME SI CURA

Non esistono terapie mediche valide. Ad oggi solo un corretto intervento chirurgico con la rimozione dell'opacità e l'impianto di una lente intraoculare (cristallino artificiale) è in grado di far recuperare la vista al paziente con cataratta. L’intervento viene effettuato in sala operatoria con l'ausilio di un microscopio operatorio. L’intervento si esegue in regime ambulatoriale con un rapido recupero funzionale e lavorativo. La quasi totalità degli interventi oggi si esegue in anestesia topica cioè con soli colliri anestetici. La rimozione della cataratta, nella maggioranza dei casi, viene realizzata con una sonda che frantuma e aspira il cristallino (facoemulsificazione) e può essere assistita dall’ausilio di un laser a Femtosecondi. Il cristallino è avvolto da un involucro sottile (capsula) che lo sorregge. La capsula viene lasciata al suo posto e al suo interno si inserisce la lente intraoculare. Grazie ai nuovi “cristallini artificiali”, oggi disponibili sul mercato, è possibile ottenere una miglior qualità della visione riducendo in modo significativo i difetti refrattivi presenti (miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia) e correggere anche la presbiopia.

CATARATTA SECONDARIA

Non è una vera e propria cataratta ma l’opacizzazione della capsula (o sacco capsulare) che viene lasciata in sede durante l’intervento di cataratta e all’interno della quale si inserisce il “cristallino artificiale”. L’opacizzazione della capsula si può verificare nei mesi/anni seguenti l’intervento di cataratta in circa il 30% degli occhi operati. Il sacco capsulare, con il tempo, può perdere trasparenza e può simulare i sintomi della cataratta vera e propria. Il trattamento della cataratta secondaria avviene in ambulatorio mediante l’utilizzo di laser (capsulotomia YAG laser) senza dover tornare in sala operatoria e con un immediato recupero funzionale.

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La CHIRURGIA REFRATTIVA consente la correzione dei più comuni difetti visivi mediante il rimodellamento della superficie anteriore della cornea con il laser a eccimeri. Le più avanzate e recenti tecnologie consentono di progettare l’intervento in modo personalizzato (Custom Ablation) acquisendo un’immagine della cornea (Topografia corneale) e sulla base di questa immagine guidare il laser durante tutto l’intervento. Inoltre i nuovi laser  inseguono i piccoli movimento dell’occhio grazie ad un sistema di “puntamento” (eye tracker), il che consente di ridurre al minimo i problemi di centratura del trattamento.

MIOPIA

La miopia è il difetto di vista più frequente nella nostra popolazione. Si stima che circa il 25% degli italiani sia miope. La miopia è un difetto rifrattivo, a causa del quale i raggi luminosi provenienti da un oggetto a grande distanza non si focalizzano sulla retina ma davanti ad essa. La conseguenza è che gli oggetti osservati tendono ad apparire sfocati. Il miope quindi vede male da lontano e bene da vicino. La miopia è dovuta nella maggior parte dei casi ad una lunghezza eccessiva dell’occhio. L'eccessivo sforzo e protrarsi del lavoro da vicino (lettura, computer, ecc) può concorrere all’evoluzione del difetto preesistente. L’entità della miopia si misura in diottrie (indicano il potere delle lenti correttive necessario a compensare il difetto): fino a -3.00 diottrie si tratta di miopia lieve, da -3.00 a -6.00 diottrie si tratta di miopia media, mentre una miopia maggiore di -6.00 diottrie è considerata di grado elevato.

Come si tratta

La miopia si può correggere con occhiali oppure lenti a contatto. La correzione della miopia può anche essere effettuata con tecniche chirurgiche, solitamente tramite laser a eccimeri che, modificando la curvatura della cornea, compensano la miopia. Prima però di procedere con qualsiasi strategia chirurgica è necessario valutare attraverso approfondimenti diagnostici (topografia corneale, pachimetria, biomicroscopia endoteliale, pupillometria ecc.) se l’occhio sia idoneo a un eventuale intervento. L’indicazione alla chirurgia è maggiore nei forti difetti di vista che legano indissolubilmente il paziente all’occhiale, nelle elevate differenze di miopia tra un occhio e l’altro (anisometropia) specie in caso di intolleranza alle lenti a contatto, e in alcuni tipi di attività lavorative in cui i sussidi ottici creano innegabili svantaggi. Il trattamento chirurgico con il laser a eccimeri è il metodo più preciso oggi disponibile per correggere la miopia. Il difetto visivo viene corretto dallo strumento con estrema precisione, tuttavia fattori estranei alla mano del chirurgo e alla precisione del laser possono influenzare il processo di guarigione e quindi il risultato, per cui non è possibile prevedere con certezza la correzione ottica raggiungibile. Modesti scostamenti dal risultato previsto sono pertanto possibili e non possono essere considerati come insuccessi. Il laser a eccimeri è uno strumento di modernissima concezione che permette di asportare microscopiche frazioni di tessuto corneale, in superficie (PRK Photo Refractive Keratectomy – LASEK Laser Epithelial Keratomileusis) o nello strato intermedio (LASIK Laser In Situ Keratomileusis), mediante l’emissione di un raggio laser facente parte della gamma dei raggi ultravioletti. Il tessuto viene asportato con una precisione straordinaria, impossibile alla mano umana, nell’ordine di micron (millesimo di millimetro) per ogni colpo emesso, e con una riproducibilità non raggiungibile attualmente da nessun altro mezzo. Questa caratteristica viene sfruttata in particolare per “rimodellare” la curvatura corneale centrale; così facendo è possibile eliminare o ridurre il difetti di refrazione. Le tre tecniche vengono abitualmente eseguite in ambulatorio con anestesia topica, ossia con l’applicazione di soli colliri anestetici. La cooperazione del paziente, che deve assecondare le indicazioni impartite dal chirurgo sia prima che durante l’intervento, è indispensabile per il raggiungimento del risultato ottimale. Al termine della procedura viene prescritta una terapia a base di colliri e compresse, che deve essere seguita in maniera rigorosa. Altri trattamenti chirurgici in uso oggi sono gli impianti di lenti fachiche (inserimento all’interno dell’occhio di una lentina senza rimuovere il cristallino naturale) oppure la sostituzione del cristallino con una lentina artificiale (come per l’intervento di cataratta).

IPERMETROPIA

L'ipermetropia è un difetto visivo a causa del quale i raggi provenienti dall'infinito si mettono a fuoco al di là della retina. Un’ipermetropia lieve viene compensata automaticamente dal nostro occhio grazie ad uno sforzo muscolare che, cambiando il potere diottrico del cristallino, mette a fuoco le immagini sulla retina (meccanismo dell’accomodazione). La compensazione dell'ipermetropia dipende, inoltre, dal grado di accomodazione disponibile, questo è massimo in giovane età ma diminuisce con il passare degli anni. Questo spiega perché un certo grado d'ipermetropia da giovani venga compensato tranquillamente, cosa che accade meno con l'avanzare dell'età. Se questo meccanismo non è sufficiente da solo a mettere a fuoco le immagini saranno necessarie le lenti correttive. L’ipermetropia è dovuta nella maggior parte dei casi ad una ridotta lunghezza dell’occhio. I sintomi principali sono mal di testa, bruciore e lacrimazione che si manifestano principalmente nella visione da vicino a causa dell'eccessivo uso dell'accomodazione. Solo in una fase più avanzata vi è un calo della vista che si manifesta prima nella visione da vicino poi anche nella visione da lontano soprattutto quando l'accomodazione non è più in grado di compensare il difetto.

Come si tratta

L’ipermetropia si può correggere con occhiali oppure lenti a contatto. La correzione del difetto visivo può anche essere effettuata con tecniche chirurgiche, solitamente tramite laser a eccimeri, che modificano la curvatura della cornea compensando l’ipermetropia. Prima però di procedere con qualsiasi strategia chirurgica è necessario valutare attraverso approfondimenti diagnostici (topografia corneale, pachimetria, biomicroscopia endoteliali, pupillometria ecc.) se l’occhio sia idoneo ad essere sottoposto ad intervento. L’indicazione all’intervento è maggiore nei forti difetti di vista che legano indissolubilmente il paziente all’occhiale, nelle elevate differenze di correzione tra un occhio e l’altro (anisometropia) specie in caso di intolleranza alle lenti a contatto, ed in alcuni tipi di attività lavorative in cui i sussidi ottici creano innegabili svantaggi. Il trattamento chirurgico con il laser a eccimeri è il metodo più preciso oggi disponibile per correggere l’ipermetropia. Il difetto visivo viene corretto dallo strumento con estrema precisione, tuttavia fattori estranei alla mano del chirurgo e alla precisione del laser possono influenzare il processo di guarigione e quindi il risultato, per cui non è possibile prevedere con certezza la correzione ottica raggiungibile. Modesti scostamenti dal risultato previsto sono pertanto possibili e non possono essere considerati come insuccessi. Il laser a eccimeri è uno strumento di modernissima concezione che permette di asportare microscopiche frazioni di tessuto corneale, in superficie (PRK Photo Refractive Keratectomy – LASEK Laser Epithelial Keratomileusis) o nello strato intermedio (LASIK Laser In Situ Keratomileusis), mediante l’emissione di un raggio laser facente parte della gamma dei raggi ultravioletti. Il tessuto viene asportato con una precisione straordinaria, impossibile alla mano umana, nell’ordine di micron (millesimo di millimetro) per ogni colpo emesso, e con una riproducibilità non raggiungibile attualmente da nessun altro mezzo. Questa caratteristica viene sfruttata in particolare per “rimodellare” la curvatura corneale periferica; così facendo è possibile eliminare o ridurre i difetti di refrazione. Le tre tecniche vengono abitualmente eseguite in ambulatorio con anestesia topica, ossia con l’applicazione di soli colliri anestetici. La cooperazione del paziente, che deve assecondare le indicazioni impartite dal chirurgo sia prima che durante l’intervento, è indispensabile per il raggiungimento del risultato ottimale. Al termine della procedura viene prescritta una terapia a base di colliri e compresse, che deve essere seguita in maniera rigorosa. Altri trattamenti chirurgici in uso oggi sono gli impianti di lenti fachiche (inserimento all’interno dell’occhio di una lentina senza rimuovere il cristallino naturale) oppure la sostituzione del cristallino con una lentina artificiale (come per l’intervento di cataratta).

ASTIGMATISMO

L'astigmatismo è un difetto visivo a causa del quale i raggi provenienti dall'infinito si mettono a fuoco su due piani retinici differenti ed è causato, nella maggior parte dei casi, da una asimmetria della superficie corneale. Nei soggetti normali la cornea è un’emisfera regolare (come un pallone da calcio tagliato in due), mentre nei pazienti astigmatici la cornea è asimmetrica quindi il meridiano orizzontale è più curvo di quello verticale o viceversa (come un pallone da rugby tagliato in due). Questo provoca due differenti linee di focalizzazione sulla retina, le quali causano una visione sfuocata (o sdoppiata) a tutte le distanze. Si stima che circa un terzo (33%) della popolazione presenti astigmatismo. L'astigmatismo può essere associato a miopia, ipermetropia e presbiopia. Il grado di astigmatismo si esprime in diottrie; a seconda del grado possiamo avere astigmatismo debole/lieve: da 0 a 1 diottrie; astigmatismo medio: da 1 a 2 diottrie; astigmatismo forte/elevato: superiore a 2 diottrie. A seconda del tipo di astigmatismo i sintomi possono essere molto differenti. Astigmatismi di grado lieve possono essere asintomatici oppure presentare sintomi come dolori ai bulbi oculari, dolori sull'arcata ciliare, mal di testa, bruciore agli occhi, lacrimazione eccessiva derivanti dal continuo cambio di messa a fuoco nel tentativo di ottenere un'immagine il più nitida possibile. Astigmatismi di grado medio/elevato presentano solitamente una visione sfocata, sia nella visione da lontano che da vicino.

Come si tratta

L’astigmatismo si può correggere con occhiali oppure lenti a contatto. La correzione del difetto visivo può anche essere effettuata con tecniche chirurgiche, solitamente tramite laser a eccimeri, che modificano la curvatura della cornea compensando l’astigmatismo. Prima però di procedere con qualsiasi strategia chirurgica è necessario valutare attraverso approfondimenti diagnostici (topografia corneale, pachimetria, biomicroscopia endoteliali, pupillometria ecc.) se l’occhio sia idoneo ad essere sottoposto a intervento. L’indicazione all’intervento è maggiore nei forti difetti di vista che legano indissolubilmente il paziente all’occhiale, nelle elevate differenze di refrazione tra un occhio e l’altro, specie dove non vi è tolleranza alle lenti a contatto, ed in alcuni tipi di attività lavorative in cui i sussidi ottici creano innegabili svantaggi. Il trattamento chirurgico con il laser a eccimeri è il metodo più preciso oggi disponibile per correggere l’astigmatismo. Il difetto visivo viene corretto dallo strumento con estrema precisione, tuttavia fattori estranei alla mano del chirurgo e alla precisione del laser possono influenzare il processo di guarigione e quindi il risultato, per cui non è possibile prevedere con certezza la correzione ottica raggiungibile. Modesti scostamenti dal risultato previsto sono pertanto possibili e non possono essere considerati come insuccessi. Il laser a eccimeri è uno strumento di modernissima concezione che permette di asportare microscopiche frazioni di tessuto corneale, in superficie (PRK Photo Refractive Keratectomy – LASEK Laser Epithelial Keratomileusis) o nello strato intermedio (LASIK Laser In Situ Keratomileusis), mediante l’emissione di un raggio laser facente parte della gamma dei raggi ultravioletti. Il tessuto viene asportato con una precisione straordinaria, impossibile alla mano umana, nell’ordine di micron (millesimo di millimetro) per ogni colpo emesso, e con una riproducibilità non raggiungibile attualmente da nessun altro mezzo. Questa caratteristica viene sfruttata in particolare per “rimodellare” la curvatura corneale; così facendo è possibile eliminare o ridurre il difetto di refrazione. Le tre tecniche vengono abitualmente eseguite in ambulatorio con anestesia topica, ossia con l’applicazione di soli colliri anestetici. La cooperazione del paziente, che deve assecondare le indicazioni impartite dal chirurgo sia prima che durante l’intervento, è indispensabile per il raggiungimento del risultato ottimale. Al termine della procedura viene prescritta una terapia a base di colliri e compresse, che deve essere seguita in maniera rigorosa.

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Il CHERATOCONO è causa di un lento, e spesso inesorabile, assottigliamento della cornea che da qualche anno è possibile contrastare grazie all’utilizzo del Cross-Linking, trattamento ambulatoriale che permette di irrigidire il tessuto corneale e rallentare o arrestare l’evoluzione della malattia. Per questo motivo la diagnosi precoce e, in caso di progressione accertata il trattamento tempestivo, sono fondamentali per una migliore prognosi anatomica e funzionale.

COS'È

Il cheratocono è una malattia della cornea che generalmente colpisce entrambi gli occhi in pazienti giovani. Si manifesta con un progressivo assottigliamento della cornea con conseguente incurvamento e formazione di astigmatismo irregolare (vedi astigmatismo in vizi di refrazione). In alcuni casi sembra correlato a disfunzioni della tiroide o dell’ipofisi. Può esistere anche una predisposizione ereditaria. La curvatura irregolare creatasi modifica il potere refrattivo della cornea, producendo distorsioni delle immagini e una visione confusa sia da lontano che da vicino. Il paziente lamenta comunque una diminuzione della vista, soprattutto da lontano e durante le ore notturne.

COME SI TRATTA

Nelle forme lievi si utilizzano occhiali e lenti a contatto per correggere il difetto visivo. La correzione ottica non ha lo scopo di rallentare l’evoluzione della patologia, ma di migliorare l’acutezza visiva. Grazie alle novità terapeutiche entrate nella recente pratica clinica (cross-linking), è fondamentale sottoporsi a visite periodiche e ravvicinate in modo da monitorare con la diagnostica strumentale (topografia corneale e tomografia corneale) lo stato della patologia e la sua eventuale progressione. In caso di accertato peggioramento del cheratocono oggi si tende a intervenire precocemente con il cross-linking, tecnica che ha lo scopo di rallentarne o arrestarne l’evoluzione. Il metodo del “rinforzo corneale mediante intreccio del collagene noto come “cross-linking” prevede l’instillazione di un collirio a base di vitamina B2, o riboflavina, che deve penetrare negli strati intermedi della cornea.

Per consentire alla riboflavina di penetrare è necessaria l’asportazione meccanica dell’epitelio corneale, previa instillazione di qualche goccia di anestetico locale.

Successivamente alla rimozione dell’epitelio corneale e all’applicazione della riboflavina, la cornea viene sottoposta ad una irradiazione a basso dosaggio di raggi ultravioletti di tipo A (UVA) della durata di 10 minuti.

Al termine dell’esposizione ai raggi UVA l’occhio viene medicato con colliri antibiotici e applicata una lente a contatto terapeutica per circa 3 giorni. Un altro trattamento chirurgico relativamente recente è rappresentato dagli inserti intracorneali. La tecnica consiste nell’impianto di microscopici inserti in materiale sintetico trasparente appena sotto la superficie dell’occhio, alla periferia della cornea. Il risultato che ne consegue è quello di una cornea più piatta e di una visione più nitida. In caso di cheratocono evolutivo con cornea troppo sottile (< 400 micron) in pazienti che non tollerano più le lenti a contatto, le indicazioni terapeutiche si sposteranno verso un trapianto corneale lamellare o a tutto spessore.

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La RETINA è una delle componenti più nobili del nostro occhio, è quella che consente di catturare le immagini e trasmetterle al cervello tramite il nervo ottico. Molte sono le patologie che possono colpire la retina e vengono trattate con farmaci iniettati all’interno dell’occhio (ex anti VEGF, cortisoni), con trattamenti laser (ex argon laser) o con trattamenti chirurgici (ex Vitrectomia).

Il CORPO VITREO (detto anche umore vitreo) è una massa gelatinosa, trasparente ed incolore che riempie l’occhio. Le sue funzioni principali sono di sostegno (riempie l’occhio), di protezione (ammortizza gli urti), ottica (è trasparente e permette il passaggio della luce) e di nutrimento (veicola le sostante nutritizie all’interno dell’occhio).

La Degenerazione Maculare Senile (DMS)

La degenerazione maculare senile è una malattia legata all'invecchiamento che colpisce la macula, ossia la porzione più centrale della retina. È la principale causa di perdita grave della visione centrale dopo i 55 anni. Al processo degenerativo maculare concorrono sclerosi dei vasi sotto la retina (coroide), accumulo di lipidi sotto la retina e alterazioni del metabolismo dell'epitelio pigmentato retinico (strato di cellule sottoretinico). In queste condizioni la normale ossigenazione della retina risulta difficoltosa. La degenerazione maculare senile si differenzia in una forma non essudativa o “secca” e in una forma essudativa o “umida”. Nella degenerazione maculare senile “secca” compaiono lesioni caratteristiche denominate drusen che sono accumuli di detriti cellulari. Il materiale delle drusen può riassorbirsi o calcificare. Spesso la presenza di queste lesioni rimane a lungo asintomatica. Alle drusen possono seguire alterazioni atrofiche della retina, cioè la perdita di parte del tessuto retinico con conseguente calo della vista. Nella degenerazione maculare “umida” alle alterazioni sopra descritte si sovrappone la formazione anomala di nuovi vasi sotto la retina (membrana neovascolare sottoretinica) responsabili dell'evoluzione essudativa della degenerazione maculare.

Sono proprio questi vasi anomali, infatti, la causa dell’essudazione sierosa e delle emorragie che si raccolgono sotto la retina. La funzione visiva centrale ne risulta gravemente compromessa. È da tener presente che la maggior parte delle persone con degenerazione maculare hanno solo drusen e modeste alterazioni degenerative dell'epitelio pigmentato, a cui corrisponde un danno visivo limitato. I fattori di rischio sono l’età, l’appartenenza il sesso femminile come pure alla popolazione bianca rispetto alle razze pigmentate e il fumo. Anche l'ipertensione arteriosa sembra favorire l’insorgenza della forma umida di degenerazione maculare. L'eccessiva esposizione alla luce durante la vita può essere un fattore di rischio mentre l'uso di occhiali da sole sembra essere protettivo verso l’insorgenza della malattia. L'obesità ed una dieta ricca di grassi e colesterolo sono associate ad un maggior rischio di degenerazione maculare. Il consumo di pesce e di acidi grassi omega-3 è invece associato a un minor rischio di contrarre la malattia. Anche in questa degenerazione è riconosciuta una familiarità.

Nelle fasi iniziali, soprattutto se solo un occhio è interessato, la malattia può non dare sintomi apprezzabili. Si può notare una riduzione della visione centrale, uno sfuocamento delle parole nella lettura, un'area scura o vuota al centro del campo visivo e una distorsione delle linee dritte. La distorsione delle immagini è un sintomo frequente all'insorgere della degenerazione maculare essudativa e deve indurre ad una visita oculistica urgente.

Come si cura

Nella degenerazione maculare, come in molte patologie correlate all'età, ha un ruolo chiave il danno progressivo prodotto dai processi ossidativi a livello cellulare. I risultati di studi clinici internazionali suggeriscono che l'integrazione alimentare con antiossidanti quali zinco, vitamina C, vitamina E e betacarotene hanno un’azione protettiva sulla retina. Ai pazienti affetti da degenerazione maculare senile non essudativa o “secca” oggi si prescrivono quindi integratori alimentari per ridurre il rischio che la patologia evolva in forma essudativa o “umida”. In caso di degenerazione maculare essudativa il trattamento più diffuso si avvale invece dell’utilizzo di farmaci che contrastano la formazione di nuovi vasi (anti-VEGF) e che vengono periodicamente iniettati in piccole dosi direttamente nell’occhio. Sebbene l’idea faccia molta impressione in realtà la puntura di farmaco nell’occhio (iniezione intravitreale) è meno dolorosa di un intramuscolo, si esegue in ambiente sterile e in anestesia locale con i soli colliri anestetici.

Degenerazioni retiniche periferiche

Le rotture retiniche sono delle lesioni della retina che si possono presentare sotto diverse forme e generalmente colpisco la parte retinica periferica.

Le lesioni più comuni sono:
•  assottigliamenti (ex degenerazioni pavimentose, a palizzata ecc);
•  “buchi” (ex fori retinici);
•  piccole cisti (ex degenerazione a brina o bava di lumaca);
•  veri e propri “strappi” (ex rottura retinica a “ferro di cavallo” o “bocca di pesce” ecc).

Non tutte queste lesioni sono pericolose e possono causare danni all’occhio. Si dividono infatti in lesioni regmatogene (che possono causare distacco di retina) e non regmatogene. Spesso non danno alcun sintomo e vengono riscontrate con una visita oculistica occasionale. Le lesioni più pericolose invece possono dare segno di sé con la percezione da parte del paziente di lampi di luce (fosfeni), anche in ambienti bui, e visione di piccole macchie scure (miodesopsie).

Come si curano

Non tutte le degenerazioni retiniche vanno trattate. Sarà l’oculista a valutare il tipo di lesione e decidere quindi se seguire il paziente con controlli periodici oppure suggerire il trattamento laser profilattico con argon-laser. La funzione del trattamento argon laser è di creare una cicatrice intorno alla lesione in modo da isolarla dalla retina sana con lo scopo di ridurre il rischio che dalla zona di retina danneggiata possa generarsi un distacco della retina. Questo trattamento non impedisce tuttavia la formazione di altre lacerazioni.

Distacco di retina

La retina è una struttura essenziale per la visione. E’ come una pellicola della macchina fotografica che riceve le immagini e le invia al cervello dove vengono elaborate. E’ formata da tanti strati di cellule uno sopra l’altro ed è attaccata alla superficie interna dell’occhio. Se c'è una rottura o un foro sulla retina questa può staccarsi dalla parete a cui aderisce causando un distacco della retina. La retina non è quindi più in grado di fornire al cervello un'immagine adeguata e la visione diviene offuscata e ridotta.

Il distacco di retina si verifica più di frequente in soggetti di età media con miopia medio-elevata. Nei soggetti giovani si possono presentare rotture retiniche spontanee con conseguente distacco o il distacco può essere la conseguenza di un trauma contusivo oculare. Il paziente può percepire flash luminosi o lampi di luce (fotopsie) o punti neri mobili nel campo visivo (miodesopsie). Il sintomo più comune è la visione di una "tenda scura" nel campo visivo.

Come si cura

Il trattamento del distacco di retina è chirurgico. Se il danno è molto piccolo e localizzato allora si può tentare di delimitarlo con un trattamento laser (vedi trattamento laser delle degenerazioni retiniche periferiche). Nel caso in cui invece il distacco di retina coinvolgesse già un’ampia porzione di tessuto retinico allora l’unica strategia possibile è quella chirurgica. La prognosi visiva dipenderà dalla quantità di retina coinvolta e se vi è anche un distacco della porzione retinica centrale (macula) che è quella più importante per la funzione visiva. Anche la tempestività dell’intervento gioca un ruolo fondamentale nel recupero della vista. L’anestesia può essere locale o generale a seconda del caso e delle condizioni del paziente.

Corioretinopatia sierosa centrale (CRSC)

La Corioretinopatia Sierosa Centrale è una patologica che colpisce solitamente soggetti di media età, maschi, mono o bilaterale. Si caratterizza per l’accumulo di liquido sotto la retina a causa di una iperpermeabilità della coroide e spesso ad un aumento di volume della stessa (pachicoroide). L’accumulo di liquido determina un distacco localizzato della retina che può manifestarsi con visione distorta delle immagini e/o calo della vista.

E’ fondamentale un accurato inquadramento diagnostico con una visita oculistica completa ed esami di secondo livello quali OCT, fluorangiografia retinica e angiografia con verde d’indocianina

Come si cura

Molte sono le possibilità terapeutiche per questa patologia della quale ad oggi non si conosce esattamente l’origine, trattamenti farmacologici per bocca e/o trattamenti laser diretti (ex argon laser, laser sottosoglia) e/o terapia fotodinamica (PDT).

Retinopatia diabetica

Il diabete è una malattia provocata dall’incapacità dell'organismo di utilizzare in maniera corretta gli zuccheri introdotti con la dieta. Questa permanenza degli zuccheri nel sangue è chiamata iperglicemia. L’iperglicemia danneggia i vasi sanguigni di tutto l’organismo e in particolar modo quelli di minor diametro, compresi i capillari della retina. La microangiopatia diabetica è un’importante complicanza che interessa i piccoli vasi di diversi organi e può insorgere, a lungo termine, nei soggetti affetti da diabete mellito con controllo non ottimale della glicemia. Tra i fattori di rischio più frequentemente associati all’evoluzione della retinopatia diabetica troviamo: l'età di insorgenza, la durata della malattia, il compenso della glicemia nel tempo (valori di emoglobina glicosilata), l’ipertensione arteriosa e la presenza di insufficienza renale. La retinopatia diabetica si divide in non proliferante (lieve, moderata e grave) e in proliferante (vedi linee guida della retinopatia diabetica in Italia).

Alla base di entrambe le forme di questa patologia ci sono i danni derivati dall’alterazione della parete dei capillari retinici che genera, negli stadi più evoluti, mancanza di ossigenazione alla retina con conseguente ischemia. Con l’aumento dell’ischemia retinica il paziente può sviluppare la forma proliferante. Il questa forma di patologia si generano nuovi vasi retinici anomali. Questi nuovi vasi, che non sono utili nel portare l’ossigeno ai tessuti danneggiati, possono sanguinare causando emovitreo (sangue all’interno dell’occhio). Il sangue nell’occhio può riassorbirsi nel tempo, ma se la patologia non viene trattata potrà sanguinare nuovamente. Dai nuovi vasi si possono anche formare delle membrane fibrotiche che tirano sulla retina causando un distacco retinico trazionale.

Come si cura

La prevenzione attraverso un attento controllo metabolico e le visite periodiche è l’arma più efficace per ritardare l’insorgenza della retinopatia diabetica e per adottare precoci strategie terapeutiche. Qualora si manifestassero segni di retinopatia diabetica, esistono diversi trattamenti per rallentarne l’evoluzione. Un’adeguata attività fisica consente spesso di mantenere un buon controllo metabolico, diminuendo talora la quantità di farmaci necessaria. La dieta è essenziale per il trattamento di tutti i diabetici, così come i farmaci per il controllo della glicemia (ipoglicemizzanti orali e/o insulina), della pressione arteriosa e dei grassi nel sangue (lipidi). Utili anche la terapia laser condotta in modo mirato sulle alterazioni microvascolari responsabili dell’accumulo di liquidi nella retina o sulle zone di retina ischemiche, e i farmaci iniettati dentro l’occhio per ridurre fenomeni di proliferazione vascolare e l’edema della retina (anti-VEGF o cortisonici). Nei casi più gravi, sarà necessario ricorrere all’intervento di vitrectomia (rimozione del vitreo) per rimuovere il sangue raccoltosi all’interno dell’occhio e/o asportare le membrane formatesi sulla retina.

Membrana premaculare (pucker maculare)

La membrana epiretinica o premaculare, è una patologia dell'occhio che colpisce la parte centrale della retina, chiamata macula, fondamentale per la visione. Sulla macula si sviluppa una sottile membrana traslucida che si contrae causando una deformazione della porzione retinica colpita. All’inizio la patologia può essere asintomatica e quindi evidenziarsi ad una visita oculistica occasionale.

Tuttavia, all’aumentare della trazione esercitata dalla membrana sulla macula, il paziente si accorge che la lettura dei testi diventa sempre più difficile e le immagini appaiono distorte (metamorfopsie). L’evoluzione spontanea di questa alterazione può portare ad importanti limitazioni della lettura con grave riduzione visiva.

Come si cura

L’unico rimedio, quando indicato, è l’intervento chirurgico di vitrectomia (asportazione del corpo vitreo) e la rimozione con micro-pinze della membrana premaculare. Utilizzando il microscopio e con l’aiuto di microstrumenti, la membrana viene separata e distaccata dalla superficie della retina. La difficoltà di questa asportazione non può essere valutata perfettamente prima dell’operazione. Durante l’intervento chirurgico può rendersi necessario l’utilizzo di coloranti, specificamente prodotti per questa chirurgia, per evidenziare bene la membrana rispetto alla retina e/o l’introduzione nella cavità vitreale di sostanze tamponanti (ex aria, gas, olio si silicone). L’intervento può essere eseguito in anestesia locale o generale a seconda delle condizioni dell’occhio e dello stato di salute del paziente.

Foro maculare

Il termine foro maculare è usato per descrivere una mancanza di retina nella parte centrale della sua parte più “nobile”, la macula. La maggior parte dei fori maculari sono idiopatici cioè spontanei senza cause apparenti. Ci sono altre cause secondarie a degenerazione miopica, edema maculare cistoide, da trazione vitreo-maculare (tra il corpo vitreo e la macula), la contrazione di una membrana epiretinica, il trauma e la retinopatia da esposizione solare (retinite foveo-maculare).

Il foro maculare senile idiopatico colpisce persone dalla sesta decade di vita in su generalmente in buona salute. I primi sintomi del foro maculare sono annebbiamento della vista e visione distorta delle linee (metamorfopsia). Esistono diversi stadi di patologia e in base all’evoluzione di pone o meno indicazione all’intervento.

Come si cura

L’unica possibilità di cura è l’intervento chirurgico di vitrectomia (asportazione del corpo vitreo). Durante l’intervento chirurgico può rendersi necessario l’utilizzo di coloranti per evidenziare e rimuovere strutture epiretiniche. E’ anche possibile l’applicazione di sostanze particolari che possano favorire il riaccollamento dei margini del foro, o l’immissione nella cavità vitreale di aria, gas, perfluorocarbonati liquidi, olio di silicone o altri tamponanti che possono anche essere lasciati all’interno dell’occhio alla fine dell’ intervento, come mezzo tamponante. L’intervento può essere eseguito in anestesia locale o generale a seconda del caso e delle condizioni cliniche del paziente.

Emovitreo

In caso di sanguinamento all’interno dell’occhio con intorbidamento del corpo vitreo parleremo di emovitreo. Può essere dovuto a trauma o può insorgere spontaneamente. Le cause principali di emovitreo spontaneo sono il diabete, l’ipertensione arteriosa, le malattie vascolari della retina (ex trombosi), le rotture retiniche e le membrane neovascolari sottoretiniche.  Questa patologia può compromettere la funzionalità dell’occhio e portare all’insorgenza di complicanze secondarie a carico di altri distretti oculari (cornea, cristallino, corpi ciliari, retina).

 

Come si cura

L’intervento chirurgico mediante vitrectomia (rimozione del corpo vitreo) rappresenta l’unica terapia possibile per questa patologia. Durante l’intervento chirurgico può rendersi necessario l’uso di coloranti per evidenziare strutture epiretiniche altrimenti non rimuovibili, oppure l’immissione nella cavità vitreale di mezzi tamponanti (aria, gas, perfluorocarbonati liquidi, olio di silicone o altri tamponanti) che possono anche essere lasciati nell’occhio a fine intervento. Può inoltre rendersi necessario il trattamento di eventuali lesioni retiniche mediante laser o crioterapia (trattamento con sonde che generano freddo). L’intervento si esegue in anestesia locale o generale, a seconda del parere dell’ oculista e del medico anestesista, tenendo conto il più possibile delle richieste del paziente.

Miodesopsie (corpi mobili vitreali o “mosche volanti”)

Con l'avanzare dell'età il corpo vitreo va incontro a liquefazione e possono comparire delle opacità isolate o confluenti che possono provocare riduzioni della capacità visiva. Se queste opacità sono distinte e mobili vengono definite miodesopsie (corpi mobili vitreali o “mosche volanti”). Anche in giovane età e soprattutto nei pazienti miopi possono generarsi all’interno del corpo vitreo piccoli precipitati che fluttuano dentro l’occhio e vengono percepiti dai pazienti come piccole virgolette, puntini o ragnatele che disturbano la visione.

Come si cura

Salvo che questi disturbi non generino un calo visivo significativo, si tende a non intervenire. Una buona idratazione bevendo 1.5-2 litri di acqua al giorno favorisce gli scambi di liquidi all’interno del corpo vitreo riducendo e/o modificando la consistenza dei corpi mobili. Qualora il disturbo diventi particolarmente invalidante per il paziente è possibile trattare i corpi mobili di dimensioni maggiori mediante trattamento YAG laser, solo in casi eccezionali e qualora vi sia una documentata riduzione della vista si può procedere con l’intervento chirurgico di vitrectomia (rimozione del corpo vitreo). L’intervento si esegue in anestesia locale o generale, la scelta viene fatta dall’oculista e dal medico anestesista che terranno conto il più possibile delle richieste del paziente.

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Il GLAUCOMA è una malattia cronica caratterizzata da un danno progressivo delle fibre nervose che compongono il nervo ottico. La causa più frequente è una pressione interna oculare maggiore di quanto l’occhio possa tollerare. Il permanere della pressione oculare alta, a lungo termine genera un danno alle fibre nervose con conseguente riduzione del campo visivo.

Il trattamento del glaucoma ha come scopo principale quello di ridurre la pressione oculare con colliri, trattamenti laser (ex SLT) o chirurgia (ex trabeculetomia, deep sclerectomy, ecc).

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO

  • Età: l'incidenza del glaucoma aumenta con l'età
  • Familiarità: se i genitori sono affetti, il rischio è superiore
  • Vasospasmo: tutte le malattie che causano un'instabilità vasomotoria sono da considerarsi fattori di rischio
  • Ipotensione arteriosa o altri fattori vascolari (malattie cardiovascolari, diabete, maggiore viscosità del sangue); coloro che hanno una bassa pressione sanguigna hanno un deterioramento del campo visivo maggiore dei normotesi (pressione del sangue normale), pertanto soprattutto nel glaucoma normotensivo (con pressione oculare normale) è utile informare l'internista del rischio di somministrare un farmaco che abbassi troppo la pressione arteriosa

COME SI CURA

L’obiettivo principale della terapia per il glaucoma è il controllo della pressione oculare. Non esiste un livello di pressione oculare che vada bene per tutti i casi. Si considera normale una pressione oculare inferiore a 21 mmHg (millimetri di mercurio) ma, poiché questa misurazione è influenzata da diversi parametri (ad esempio lo spessore della cornea), è fondamentale stabilire caso per caso il livello di pressione “di sicurezza”. Per controllare la pressione oculare esistono sul mercato numerosi colliri con caratteristiche farmacologiche differenti. A seconda del tipo, i colliri devono essere somministrati una o più volte al giorno, con regolarità e continuità. Lo scopo è quello di mantenere la pressione costante nell'arco delle 24 ore. È possibile anche abbinare diversi colliri per aumentare l’effetto sulla riduzione della pressione oculare. Nel caso in cui la terapia medica non fosse efficace o sufficiente a ridurre la pressione dell'occhio si ricorrerà alla chirurgia laser.

Il trattamento laser ha l’obiettivo di ridurre la pressione intra-oculare favorendo la fuoriuscita del liquido dall’occhio. Con la normalizzazione o l’abbassamento della pressione si realizzano i presupposti per l’arresto della progressione della malattia. Se le terapie sopra riportate non fossero comunque sufficienti ad ottenere un buon compenso della pressione oculare, si ricorrerà alla chirurgia.

L’intervento chirurgico consente di creare una via alternativa al deflusso del liquido contenuto nell’occhio (umore acqueo) e di ottenere, in questo modo, un abbassamento della pressione oculare. È possibile allargare i canali di deflusso esistenti nell’occhio, oppure crearne di nuovi nel tessuto, o infine impiantare valvole di scarico artificiali.
L’intervento può essere eseguito in anestesia locale o generale, in regime day hospital o di ricovero.

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Curriculum

Curriculum

Il Dott. Alessandro Randazzo si laurea a pieni voti in Medicina e Chirurgia nel 1996 presso l’Università Statale di Milano con tesi sperimentale sulle tecniche innovative per la chirurgia della cataratta.

 

Nel maggio del 1997 consegue l’abilitazione alla professione di Medico Chirurgo.

 

Nel novembre del 2001 si specializza con lode in Oftalmologia presso la scuola di specializzazione di Milano, con tesi sulle tecniche di chirurgia refrattiva. Nello stesso anno deposita un brevetto per il trattamento delle complicanze della chirurgia refrattiva.

Dal 2002 svolge la sua attività presso il reparto di Oftalmologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano diretto dal Prof. Paolo Vinciguerra.

 

Ha eseguito più di 3000 interventi di chirurgia oculare maggiore e 2000 iniezioni intravitreali. Si occupa di chirurgia del segmento anteriore (cataratta, chirurgia rifrattiva, Cross-linking, ecc), di patologie retiniche mediche (retinopatia diabetica, degenerazione maculare senile ecc) e chirurgiche (distacco di retina, membrane premaculari, traumatismo bulbare ecc.).

Ha frequentato corsi di aggiornamento di chirurgia vitreo-retinica presso il reparto di Oculistica dell’Ospedale di Pisa diretto dal Dott. Stanislao Rizzo nel 2004 e 2008; presso il reparto di Oculistica dell’Ospedale di Ravenna diretto dal Dott. Cesare Forlini nel 2006; presso il reparto di Oculistica dell’Ospedale San Gerardo di Monza diretto dal Dott. Paolo Arpa e il 40th Detachment Course diretto dalla Prof.ssa I. Kreissig nel 2005.

 

È autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, capitoli di libri e relatore a congressi nazionali ed internazionali.

Videointerviste

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La maculopatia 1°parte

Le lenti a contatto

La Maculopatia - 2° parte

La cataratta

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Pubblicazioni

Pubblicazioni

Management of cyclodialysis cleft associated to hypotonic maculopathy.
Romano MR, Vinciguerra R, Randazzo A, Vinciguerra P.
Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol. 2012
May 10.

 

Pneumatic tools for vitreoretinal surgery.
Romano MR, Vallejo-Garcia JL, Randazzo A, Vinciguerra P. Clin Ophthalmol. 2012;6:385-7.
Epub 2012 Mar 13.

 

Randazzo A, Vinciguerra P: Medical treatment of cronic Irvine – Gass Sindrome: case report.
Eur J of Ophth 2010 Mar-Apr; 20(2); 462-5

Vinciguerra P, Randazzo A, Albè E, Epstein D. Tangential opography corneal map corneal map to diagnose laser treatment decentration.
J Refract Surg. 2007 Nov;23(9 Suppl):S1057-64

 

Randazzo A, Nizzola F, Rossetti L, Orzatesi N, Vinciguerra P: Pharmacological management of night vision disturbances after refractive surgery: results of a randomized clinical trial.
Journal of Cataract and refractive Surgery.
Vol 31, September 2005

Bruttini M, Longo I, Frezzotti P, Ciappetta R, Randazzo A, Orzalesi N, Fumagalli E, Caporossi A, Frezzotti R, Renieri A. “Mutations in the Myocilin Gene in Families With Primary Open-angle Glaucoma and Juvenile Open-angle Glaucoma”.
Arch Ophthalmol. 2003 Jul;121(7):1034-8.

 

Vinciguerra P, Camesasca FI, Randazzo A. One-year results of butterfly laser epithelial keratomileusis.
J Refract Surg. 2003 Mar-Apr;19(2 Suppl):S223-6.

Libri

“Risultati della chirurgia endovitreale nel trattamento del Distacco retinico regmatogeno primario”
Edizioni SOI: Il distacco di retina regmatogeno primario ISBN 978-88-89629-41-3

“Treatment of miopia” Refractive surface ablation.
Slack incorporated ISBN 978-1-55642-713-8

 

“Diagnosis of decentered treatment”
Refractive surface ablation. Slack incorporated ISBN
978-1-55642-713-8

“Correct Diagnosis of Centration”
Albert & Jacobiec Principles and practise of Ophthalmology ISBN-13: 978-1-4160-0016-

Relazioni congressuali

ARVO 2001 :
PRK vs LASIK per la correzione della miopia. I risultati di una meta-analisi della letteratura pubblicata (POSTER)

 

Refractive on line 2001 :
Trattamento medico degli aloni e coma dopo intervento di chirurgia rifrattiva (PAPER)

 

Refractive on line 2002 :
Variations of optical aberrations after medical treatment with diluted Aceclidine (PAPER)

 

“ECCIMERI: non solo rifrattiva” San Benedetto del Tronto Giugno 2002:
Chirurgia Rifrattiva e trofismo corneale (PAPER)

 

Società Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi Milano 2 Maggio 2003:
Trattamento dei vizi di refrazione con Laser ad Eccimeri: STATO DELL’ARTE (PAPER)

 

ESCRS 2005:
Pharmacological management of night vision disturbances after reftactive surgery: results of a randomized clinical trial (POSTER)

 

“Occlusioni vascolari retiniche” Bassano del Grappa 2005:
chirurgia vitreo-retinica in diretta (LIVE SURGERY)

 

1° Live Surgery Day” del Mediteretina Club 2005
Peeling della ILM nella retinopatia diabetica proliferante (PAPER)

 

Refractive on line 2005 :
Diagnosi di decentramento: rose o spine? (PAPER)

 

“Traumi oculari: gli esiti” Bassano del Grappa 2007:
Ricostruzione del bulbo dopo lacerazione e ritenzione di corpo estraneo (VIDEO)

 

VIII congresso nazionale GIVRE 2007:
Variazione dell’endotelio e della superficie corneale dopo chirurgia vitreo-retinica (PAPER)

 

“Vitreo-retina 2008” Osp. Niguarda 2008:
Riappianamento retinico dopo perforazione con pallino da caccia (VIDEO)

 

“Il caso complicato” Bassano del Grappa 2008:
Cheratoplastica perforante e peeling di membrane epiretiniche dopo trauma penetrante (VIDEO)

 

88° congresso nazionale SOI 2008:
Trattamento medico della degenerazione maculare senile con Ranibizumab (PAPER)

 

“Chirurgia combinata vs Chirurgia Sequenziale” Bassano del Grappa 2009:
Chirurgia vitreoretinica e cataratta. Combinata o separata? (PAPER)

 

Retina in Progress 2009:
Nuova metodica d’indagine non invasiva delle patologie maculari con tecnica Retro-Mod del fluorangiografo NIDEK F10 (POSTER)

X° Congresso nazionale GIVRE 2009:
Trattamento medico della sindrome di Irvine-Gass (POSTER)
Nuova metodica d’indagine non invasiva delle patologie maculari con tecnica Retro-Mod del fluorangiografo NIDEK F10 (PAPER)

 

“Macula Medica” Mater Domini 2009:
Edema maculare diabetico (PAPER)
Irvine-Gass cronicizzata: che fare? (POSTER)

 

89° congresso nazionale SOI 2009:
Macular Epiretinal Brachyterapy in Treated Age Related Macula Degeneration Patients (PAPER)

 

SICADS 2010:
La brachiterapia

 

Alcoon Meeting ICH 2016
Le terapie intravitreali indispensabili e necessarie

 

OPI 2016
Loading phase:ancora attuale?

 

SOI 2016
Trattamento anti VEGF a lungo termine: i pazienti migliorano?

 

Young Vitreo-retinal meeting Verona 2016
Trazione Vitreo-maculare Ocriplasmina vs Vitrectomia

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